martedì 2 agosto 2016

Meditazione del foglio bianco #2

- stanza silenziosa e luminosa
- un incenso 
- un foglio A0
- 2 pennarelli: grosso e fine
- occhi semi aperti / aperti
- durata 1h + 1/2h meditazione ad occhi chiusi

Ancora nessuna immagine, ma non vedere i bordi del foglio aiuta molto a far si che l'occhio si perda nel bianco.
Guardando intensamente, la superficie acquisisce una dimensione "altra", come se non rispondesse alle normali leggi fisiche. Mi sembra di vedere un mare di latte bianchissimo, mosso da leggerissime onde. Sincronizzo il mio respiro col movimento delle onde e qualcosa cambia: entro in quel bianco infinito.
Con uno sforzo di fantasia immagino che sotto quel mare ci siano forme pronte ad emergere per essere disegnate. Ma ancora niente!
Interessante notare che se mi avvicino molto al foglio vedo dapprima la trama della carta, ma poco dopo questa svanisce lasciando il posto ad un bianco uniforme e lattiginoso.


Devo provare con un foglio ancora più grande, o magari davanti ad una parete bianca.

domenica 17 luglio 2016

Meditazione del foglio bianco #1

Primo esperimento di meditazione su foglio bianco.

L'idea è nata all'ultimo intensivo pugliese della scuola. Dopo un bellissimo seminario sul vuoto e sulla meditazione tenuto da Pierluca Santoro ho iniziato ad esplorare l'idea del vuoto fertile.
Tutte le volte che mi siedo davanti ad un foglio bianco mi ritrovo davanti al vuoto. Un vuoto infinito che può comprendere l'intero universo, se io sono capace di disegnarlo.
"Se lo puoi immaginare lo puoi disegnare" diceva Walt Disney; e se lo puoi disegnare puoi riempire il vuoto, aggiungo io.
Da qui l'idea di stare nel vuoto, resistere alla tentazione di disegnare subito qualcosa su quel foglio, lasciare che le prime immagini arrivino e se ne vadano, aspettando di veder emergere qualcosa di più profondo e insolito.

Oggi ho fatto il primo esperimento:
- stanza silenziosa e luminosa
- un incenso 
- due fogli 50x70
- 2 pennarelli: grosso e fine
- occhi semi aperti
- durata 1h

Difficoltà a tener fermo l'occhio. Lo sguardo tende a fuggire e cercare il bordo del foglio.
Continuo a focalizzare lo sguardo sul bianco ma è molto difficile.
Provo a sfocare la vista e il foglio sembra ammorbidirsi sui contorni, mi appare ora come una finestra luminosa ma ancora non affiorano immagini.
Il tentativo di visualizzare volontariamente delle immagini non funziona. Se lo faccio di proposito finisco per vedere sempre le stesse.

Devo provare con un foglio più grande così da coprire tutto il campo visivo.
Devo fare una meditazione ad occhi chiusi più lunga prima di iniziare l'esperimento.

Ci riproverò.
S

venerdì 20 maggio 2016

Autobiografia emotiva di un anno di Gestalt

La freccia dell'auto continuava a lampeggiare nel buio del bosco. Ero incastrato e dolorante e non riuscivo a muovermi. Avevo paura di morire, ero certo che sarei morto.
Quello che mi salvò fu il coraggio di chiedere aiuto, un aiuto che arrivò tanto discreto quanto efficace.
Avrei capito solo mesi dopo che quel gesto di chiedere era solo il primo dei sacrifici narcisistici necessari per uscire dal groviglio di lamiere e ritrovare la strada.

Non basto a me stesso, questo oggi mi è chiaro: ho voglia e bisogno di contatto, di scoprire il mondo dell'Altro. È stato molto difficile capire questo, mi è costato fatica e dolore.
Trasformato in animale ho scoperto di avere gli artigli e di saperli usare, ho scoperto di avere degli istinti e a non averne paura. Ho lottato per il sesso e il territorio e ho vinto.
Ho vinto!

Nel grande calderone ermetico del mio cuore si accese una piccola fiamma, e di li a poco qualcosa avrebbe iniziato a bollire.
Quel poco calore che sentivo nel petto mi convinse a restare su quella strada, e anche se ancora non avevo idea di dove mi avrebbe portato la scoperta del mondo emotivo, decisi di continuare quel cammino. Faticoso, certo, ma sicuramente stimolante ed evolutivo.
Sono passato sotto molte altre porte guidato da persone splendide e sopratutto accompagnato da un gruppo di viaggiatori unici al mondo, ognuno col suo bagaglio di nevrosi, ognuno col suo personale universo che imparo giorno dopo giorno a conoscere ed amare.

Proseguendo questo percorso di esperienze ho imparato a vibrare di una voce interiore trovando la sponda nell'eco degli altri, risuonando con loro ho sentito la mia voce amplificarsi fino a coprire distanze intergalattiche. Una vibrazione calda e piacevole che partendo dal mio petto mi ha fatto "trillare" fino alla punta dei piedi.

Nel calderone ermetico le vibrazioni sgretolavano le croste bruciaticce e appiccicate che tenevano chiuso il coperchio, adesso riuscivo a intuire che dentro c'era veramente qualcosa. Iniziavo a sentire un certo languorino, avevo voglia di assaggiare quel minestrone di emozioni di cui non ricordavo più il sapore.

Penso a quando ero fuori strada e stavo sofferente e immobile nel groviglio di lamiere che io stesso mi ero creato. Penso a questo e mi sembra che un anno sia troppo poco: ho vissuto molto di più in questi dodici mesi.
Persone che definisco magiche si sono succedute e ognuna ha portato qualcosa.
Una guida emozionale mi ha fatto incontrare i miei genitori defunti e ho potuto presentargli la mia nuova vita fatta di libertà e gioia.
Un artista matto e grandissimo è entrato nel mio campo creativo e ha buttato giù i muri portanti; lo ringrazio ancora; adesso ho molto più spazio nel mio atelier.

La temperatura saliva rapida ad ogni incontro e dal calderone ermetico iniziavano ad uscire fumi e profumi in un ribollire di "cose" che non sapevo ancora chiamare emozioni.
Il languorino era diventata fame, non potevo più tornare indietro, dovevo scoperchiare il calderone per potermi nutrire di nuovo.

L'esperienza più forte, quella delle giornate intensive in Puglia, meriterebbe un libro a parte. Dirò soltanto che quei quattro giorni mi hanno profondamente cambiato, è cambiata la mia visione del mondo, il punto di vista, l'ascolto di me e degli altri.

Sempre più convinto della bellezza di questo percorso mi sono affidato di volta in volta nelle mani di terapeuti, ballerine, artisti e altri curiosi personaggi, ogni passo mi ha dato la conferma che la destinazione di questa strada sono proprio io.

Oggi il calderone ha perso il suo coperchio, godo dei profumi che escono e ogni tanto vedo affiorare pezzi di qualcosa che mi pare familiare, cerco di assaggiare ma subito i pezzi ricadono dentro.
Non importa.
I piatti migliori sono quelli con cotture lunghe e lente, devo solo imparare a cucinare e gustare le mie emozioni.

Torno a quel ciglio di strada e guardo la carcassa della mia auto ancora accartocciata contro un albero. Anche la freccia ha smesso di lampeggiare: era decisamente la strada sbagliata.

domenica 21 febbraio 2016

fuori dal cilindro



Il mio corpo è espanso
posso estendermi con il mondo
rispettando i limiti
ma andando dolcemente oltre i confini
Viaggio in incontri con essenze Vitali ove mi consegnano la loro Vitalità
Sono esploratore della mia giovinezza che ha sete di conoscenza

Claudio

sabato 20 febbraio 2016

Ad occhi chiusi

Mi muovo in equilibrio sui miei sogni.
Da fuori centinaia di stimoli scalfiscono la dura scorza del mio cuore, chiuso in se stesso oramai da troppo tempo. 


Sono stato marinaio impegnato a dipanare i nodi della sua rete
Sono stato pescato dal sottomare e portato in mondi nuovi e sommersi
Sono stato abbracciato e mi sono abbracciato
Sono tornato al mondo e adesso sono in ascolto

Simone

mercoledì 20 gennaio 2016

Come esperienze a dondolo

Sono passati molti mesi dall'ultima volta che ho scritto sul blog.
Molta acqua è passata sotto i ponti e molte esperienze sono state fatte alla scuola di arti-terapie Gestalt.

 
Tanti nuovi strumenti, come giocattoli nelle mie mani, mi permettono adesso di proseguire il mio viaggiovita alla scoperta di altre porte verso l'oltre.
Cavalco animali di stoffa colorata e non mi spaventano più le cadute e gli inciampi. Imparo a giocare con le mie emozioni, le sensazioni sono oggi un po' più chiare. I miei pensieri possono nascere entrando in me da esperienze sensoriali ed uscire con una voce nuova. La mia!
Esperienze a Dondolo le chiamo: certe volte partono da me e si espandono verso l'esterno, altre volte entrano da fuori illuminando angoli del mio essere fino ad oggi sconosciuti.
Continuo con curiosità questa esplorazione dell'interno-esterno; curiosità e grande divertimento,  elemento fondamentale per passare attraverso questa vita e renderla evoluzione.

mercoledì 8 luglio 2015

Fiaba per il mio io bambino

C'eri una volta tu che sapevi volare. Sapevi vedere le cose oltre ogni cosa, e sapevi fare magie con un semplice tratto ed un sorriso.
Poi venne il buio.
Alcuni lo chiamarono maturità, altri lo chiamarono sfortuna, altri ancora ingiusto dolore.  Ma non era questo, era molto di più: era la vita che si mostrava in tutta la sua brutale bellezza.
E adesso?
Adesso ci sei ancora tu, nascosto dietro uno sguardo dispettoso. Tu che non ti fai vedere; forse perchè ti vergogni di ciò che sono diventato, o forse perchè io ho scordato il luccichio di quello sguardo.
E allora se ancora ci sei, e ti sento battere i piedi, ricomincia a farmi vedere le cose oltre ogni cosa, ricomincia a fare le tue magie.
Voglio imparare di nuovo a giocare con te e sono sicuro di ricordare come si fa a volare.

Simone